Guglielmo Giaquinta, il percorso della "restituzione"

Il percorso della "restituzione" del Servo di Dio Guglielmo Giaquinta alla comunità ecclesiale.

 

 di Marialuisa Pugliese

 

Tutti noi della famiglia Pro Sanctitate, stando a Roma o venendo a Roma in diverse occasioni, nei ventidue anni trascorsi dalla morte di Padre Giaquinta, certamente ci siamo recati alla tomba del Clero Romano al Cimitero Verano, dove quel 18 giugno 1994 egli fu sepolto, sotto lo sguardo commosso di tanti. 

Quante volte come figli riconoscenti gli abbiamo portato un fiore e fiduciosi abbiamo invocato la sua intercessione, consegnandogli problemi e sofferenze, raccomandandogli attese e progetti, esprimendogli in silenzio il nostro affetto! Abbiamo pensato che riposava in pace accanto ai suoi confratelli sacerdoti, ma contemporaneamente siamo stati attraversati dal desiderio di vederlo collocato in una sede più confacente alla sua persona.

Certo, noi che lo abbiamo conosciuto in vita, sappiamo che don Guglielmo – da sacerdote, fondatore e anche vescovo – non ha mai cercato posizioni privilegiate o riconoscimenti esterni, perché esprimeva il suo ministero in un generoso spirito di servizio e in ogni cosa metteva il suo caratteristico tratto di umiltà; tanto più in morte: parla un linguaggio di “gloria di Dio” e non di “gloria degli uomini” … Ma sappiamo anche che la sua presenza in mezzo a noi è un potente richiamo con cui, a suo modo, egli continua a ripetere, per sempre e per tutti, quell’appassionato messaggio di santità che lo ha contraddistinto in tutta la sua vita. 

Proprio per dare più ampia risonanza e continuità alla sua specifica missione che non può esaurirsi nel tempo, noi tutti che ci riconosciamo nella sua Fondazione, incoraggiati da tanti, abbiamo considerato quanto mai opportuna per lui la “sepoltura privilegiata”, quella che viene concessa ad un “personaggio illustre”. Ciò che rende tale Mons. Giaquinta – ci siamo detti di comune accordo – è la forza della sua testimonianza profetica di fronte alla Chiesa e al mondo. Per questo, di buon grado, abbiamo risposto all’appello di conferirgli la necessaria visibilità, sostenuti anche dall’evolversi quanto mai provvidenziale di questa prospettiva.

Così, nel contesto dell’itinerario canonico in vista della Beatificazione, con tutti i permessi richiesti, egli compirà un nuovo “percorso”, brevissimo ma emozionante, che si snoderà dal Cimitero Verano alla parrocchia Santa Maria ai Monti, la chiesa del Centro storico di Roma che negli anni Quaranta lo ha accolto – prete novello – come viceparroco, che nel corso di un decennio è stata la culla propizia per il fiorire del suo carisma di fondazione, e che ora “abbraccerà” le sue spoglie mortali sotto l’altare della Cappella della Natività.

Desideriamo vivere questo momento con gioia – pur nel distacco – e con grande apertura di cuore, facendo tutti insieme un atto di “restituzione” alla Chiesa, consapevoli che il Fondatore non è proprietà privata di un piccolo gruppo:

lo abbiamo ricevuto in dono dall’Alto e abbiamo gustato i frutti della sua opera; ora, forti nella “memoria” che conserviamo integra, siamo chiamati a farne dono alla più ampia comunità dei credenti perché, ripartendo dalla sua testimonianza, possano dilatarsi sempre più i confini del Vangelo. 


Fisicamente o interiormente, in profondo spirito di comunione e con l’animo in festa, vogliamo compiere anche noi questo nuovo “percorso” di Padre Guglielmo come una solenne processione offertoriale, innalzando il nostro canto di ringraziamento e invocando sui nostri passi la benedizione del Signore. E quale migliore occasione per farlo, se Dio vuole, se non la Festa di Tutti i Santi, con la celebrazione della Giornata della Santificazione Universale, in modo che la voce della terra si levi corale fino in cielo, per ritornare poi tra i figli degli uomini tutta intonata alle note della santità!