La concretezza della fede

G. Giaquinta in preghiera, cappella di largo Arbe, Roma

Della fede concedici la fermezza: con queste parole il servo di Dio Guglielmo Giaquinta invocava il dono della fede. Una fede incrollabile , indefettibile, quella di Giaquinta, che partiva da una adesione dell’intelletto: Dio c’è .

Ricordiamo con grande gratitudine le prove dell’esistenza di Dio che presentava ai suoi figli spirituali. La sua fede trovava l’humus, il terreno fertile nella Parola, diventava spiritualità profonda. Dio è amore, ci offre tutto il suo amore: da qui la vocazione universale alla santità, rispondere all’amore di Dio.

La fede del Servo di Dio è stata fiorente, luminosa, attraente. Si esprimeva in una preghiera profonda, umile, e in una parola convincente. La sua fede si incontrava continuamente con l’amore redentivo di Gesù di cui Giaquinta è stato innamorato cantore.

 

Ancora una nota sulla sua fede: ha avuto accenti mistici, cioè di trasporto al vertice della soglia di un grande, inesprimibile affidamento. Nell’ultimo Sabato Santo passato sulla terra, si piegava al silenzio di Dio di fronte ad una grande sofferenza che sperimentava in sé e intorno a sé.

”Perché, Signore: io mi rivolgo a te con bontà, ma non devo pretendere una risposta. E’il silenzio misterioso di Dio che racchiude il mistero dell’amore del Padre”  

 

Maria Mazzei

Oblata Apostolica Pro Sanctitate, autrice della biografia del Servo di Dio G. Giaquinta