L'unico posto che funziona davvero

Spiace per la descrizione della famiglia che viene fuori da giornali film libri: o un luogo tristissimo, di oppressione, scappando dal quale si può finalmente vivere chissà quale splendore, oppure al contrario il luogo dei valori, parola che a me personalmente fa venire voglia di grattarmi sulle cuciture dei vestiti, assalita da una terribile insofferenza a tutto quello che dovresti fare per qualche motivo diverso dal fatto che il tuo cuore, l'intelligenza, e la volontà lo hanno giudicato grande e degno e anche molto divertente.

Sì, perché secondo me la famiglia è soprattutto un posto divertente, e molto ragionevole. È normale per l'uomo fare una famiglia. È l'unico posto che funziona davvero, ed è l'unico sistema in cui, a differenza che nel resto delle situazioni, si fa il tifo perché vinca l'altro, dato che non è un gioco a somma zero – io vinco se tu perdi – ma è un gioco in cui il risultato è uguale per tutti, insieme.

 

Costanza Miriano, Obbedire è meglio. Le regole dalla compagnia dell’agnello

Il bene dell'altro

Attraverso l’amore, l’uomo e la donna sperimentano in modo nuovo, l’uno grazie all’altro, la grandezza e la bellezza della vita e del reale. Se ciò che sperimento non è una semplice illusione, se davvero voglio il bene dell’altro come via anche al mio bene, allora devo essere disposto a de-centrarmi, a mettermi al suo servizio, fino alla rinuncia a me stesso. La risposta alla questione sul senso dell’esperienza dell’amore passa quindi attraverso la purificazione e la guarigione del volere, richiesta dal bene stesso che si vuole all’altro. Ci si deve esercitare, allenare, anche correggere, perché quel bene possa veramente essere voluto. 

L’estasi iniziale si traduce così in pellegrinaggio, «esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Enc. Deus caritas est, 6)

 

Benedetto XVI, UDIENZA GENERALE,  07.11.2012


La Famiglia, una chiamata alla santità

 

 

La storia di  Enrico e di Chiara è la storia di un matrimonio, perché questa è stata la via per la quale il Signore ha realizzato la santità di Chiara, non ci poteva essere Chiara senza Enrico e non ci può essere Enrico senza Chiara.

                 

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Chi ama la propria moglie ama se stesso

Il testo di S. Paolo nella Lettera agli Efesini (5, 2528) è di una chiarezza assoluta: Voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.

Non ci sono in questo testo delle semplici indicazioni circa il tipo di amore reciproco, ma c’è il richiamo ad un motivo molto più ampio: l’uomo deve sentire la responsabilità di essere Cristo.

Mettendo da parte i termini sociali, oggi indubbiamente assai diversi, resta sul piano della spiritualità l’invito all’uomo a sentire la propria funzione di essere Cristo nel senso immolativo della parola. Cristo ha donato se stesso per la Chiesa, perché questa fosse santa e immacolata, l’uomo deve immolare se stesso e non porsi in un rapporto egoistico, possessivo, di dominio. Egli deve immolare se stesso perché la propria sposa possa raggiungere lo splendore, la immacolatezza di cui si parla a proposito della Chiesa. L’uomo è in qualche modo simbolo di Cristo e la donna simbolo della Chiesa. Dall’unione della donna con l’uomo nascono i figli; dall’unione di Cristo con la Chiesa, sua Sposa, nasce il popolo di Dio. É una simbologia non semplicemente apparente ma profonda: i figli che nascono dalla Chiesa e da Cristo sono gli stessi che nascono dalla donna e dall’uomo santificati da una simile spiritualità. Quindi, giova ripeterlo, non semplicemente un simbolo, ma una unione profonda per cui quello che è un rapporto naturale diventa un rapporto spirituale che trova la sua completezza nella realtà ecclesiale.

Guglielmo Giaquinta


Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia

Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio, siete invece un anello della catena di generazioni che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno.

Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo, e ne diventate responsabili. 

Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio, invece, è un'investitura, un ufficio.

Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l'incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento della vita. E' il Matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d'ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.

 

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Uomo

Non lasciare la tua donna sola; essa vive per te. Il sacramento dell’amore le ha presentato in te la trasparenza di Cristo e le ha indicato, quale modello per la sua fedeltà, quella della Chiesa.

I figli sono tuoi, la continuazione di te stesso, la tua speranza, il tuo certo domani. Non deluderli oggi, se non vuoi che anche essi, poi ti deludano.

La casa, non prigione, non claustro sopportato, amala come centro dei tuoi interessi ed evasione da quanto vuole bruciare i valori più autentici della tua anima. Nella tua casa ridi, soffri, ama, giacché Dio vuole vedervi riflesso l’amore della divina Trinità.

 

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Scelte definitive

E' necessario abituarsi all'idea del definitivo. Questo concetto tende a scomparire, anzi già quasi non esiste più, per cui si è portati ad accettare come normale il non definitivo. Tale è visto il matrimonio, tale la consacrazione. Non si parla più di scelte definitive, ma di esperienze cui si sa di poter poi dare una alternativa. 

Guglielmo Giaquinta

5 divorzi

Quasi tutto ciò che una volta il matrimonio univa è stato separato come risultato della rivoluzione sessuale. Consideriamo qualcuna delle conseguenze.

 

Rickard Newman

 

I 5 modi in cui la rivoluzione sessuale ci ha fatto “divorziare” l'uno dall'altro


A settembre, fino a due milioni di persone sono attesi a Philadelphia per celebrare la tradizionale riunione delle famiglie con papa Francesco in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie. Appena un paio di mesi prima di quell'evento, la Corte Suprema potrebbe stabilire che il “matrimonio omosessuale” sia un diritto costituzionale.

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Il Papa della famiglia

Antologia del magistero di San Giovanni Paolo II sulla famiglia, a dieci anni dalla sua morte.

Lorenzo Bertocchi

02/04/2015

 

Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa. ...

In questo servizio al Popolo di Dio, san Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia. Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato, come il Papa della famiglia. Mi piace sottolinearlo mentre stiamo vivendo un cammino sinodale sulla famiglia e con le famiglie, un cammino che sicuramente dal Cielo lui accompagna e sostiene.

papa Francesco

dall'omelia nella Santa Messa e canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II  

II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), 27 aprile 2014

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Il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile

La Chiesa, come madre, non abbandona mai la famiglia, anche quando essa è avvilita, ferita e in tanti modi mortificata. Neppure quando cade nel peccato, oppure si allontana dalla Chiesa; sempre farà di tutto per cercare di curarla e di guarirla, di invitarla a conversione e di riconciliarla con il Signore.


 PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE

25 marzo 2015

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