Sinodo 2015, oltre la notizia

Si apre oggi l’ultima settimana dei lavori del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. In questi primi 15 giorni di assise gli ingranaggi mass-mediatici hanno  girato senza  tregua, alternando dichiarazioni e smentite, fughe di notizie e precisazioni, interviste e dichiarazioni e ci hanno restituito un racconto forse un po’ parziale di un evento che è molto più di un dibattito o di un confronto fra diverse posizioni.

 

Se infatti pensiamo che Vescovi da tutto il mondo sono convenuti portando ciascuno con se, ce lo auguriamo, l’esperienza pastorale vissuta accanto alle comunità, le attese, le difficoltà, le fatiche e le sfide delle famiglie sparse nei cinque continenti, non possiamo non riconoscere che l’aula del Sinodo è una miniera d’oro di opportunità e non un emiciclo parlamentare di mero confronto e scontro fra conservatori e progressisti, né tanto meno strumentale teatro di scandali e rivelazioni ad orologeria.

Non ci stupisce poi che lo Spirito conduca la Chiesa passando attraverso l’esperienza squisitamente umana di intelligenze e sensibilità diverse che si confrontano sul terreno della dialettica dialogica, delle argomentazioni dottrinali, delle esperienze pastorali. Questo è lo stile di Dio, che chiama il suo popolo a rintracciare la sua volontà passando anche attraverso l’apertura all’ascolto reciproco, la fatica delle incomprensioni, la pazienza nell’attesa dei tempi di maturazione, i contrasti fra idee divergenti.

Chi vive in famiglia lo sa, come chi fa esperienza di comunità: questo è camminare insieme.

Ludovico e Maria Azelia Martin, genitori di Teresa di Lisieux, ieri proclamati “santi”, sono una speciale compagnia per questa ultima settimana di lavoro e di confronto. Il loro esempio ci dimostra che la famiglia non è un’idea su cui filosofeggiare ma una realtà viva. È una esperienza di relazione e una scuola di umanità. In essa le parole vocazione e missione possono trovare concretezza e tradursi nella quotidianità, senza per questo escludere fatiche, debolezze e ferite che abitano ogni casa.

Dio non chiama a santità famiglie ideali o irreali, ma chiede a tutte di mettersi in cammino, di scegliere secondo la logica esigente del Vangelo, che va difeso (forse) prima di ogni dottrina.

Coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa: queste le tre dimensioni che Papa Francesco aveva tracciato ai padri sinodali nel suo discorso di apertura. Poniamoci tutti in questa prospettiva.

Non sappiamo cosa queste tre settimane ci restituiranno in termini pratici. Ma siamo certi che la portata rivoluzionaria di questo Sinodo, richiederà un rinnovamento che va ben oltre l’aggiornamento di regole e procedure e coinvolgerà tutti noi, se ci lasceremo scomodare davvero.

 

Giulia Sergiacomo