Per una mistica della fraternità: non chiudiamo gli occhi sul quinto mondo

Il “quinto mondo”!

Non un luogo comune, perché non se ne fa largo uso … quanto piuttosto un’espressione nuova che pone interrogativi incalzanti: che cos’è? dove si trova? chi lo abita?

Un’espressione di un’attualità sorprendente, a guardar bene, di cui senza alcun dubbio riconosciamo l’impronta di Monsignor Guglielmo Giaquinta.

L’aveva usata, negli anni Settanta, nel suo volume La rivolta dei samaritani, e poi l’aveva tratteggiata più ampiamente nel piccolo sussidio operativo Progetto fraternità.

Qui noi l’avevamo colta ma, siccome amavamo ascoltare dal vivo le sue parole e ne avevamo l’immediata opportunità, tornavamo ancora a chiedergli spiegazioni circa questo mondo così sconosciuto e impenetrabile. Per entrarvi dentro e cominciare a capire, ma soprattutto per cogliervi la passione che lui ogni volta sapeva mettere nella consegna di quel rivoluzionario programma di vita ispirato alla fraternità universale.

Quando alla fine degli anni Sessanta divenne coscienza comune e ammissione pubblica l’esistenza di un “terzo mondo”quello della povertà estrema in cui vivono popolazioni intere, quello dove mancano le condizioni minime che rispondano ai bisogni più elementari dell’uomo – allora, dal primo e dal secondo mondo industrializzato e opulento, si partì in missione con iniziative encomiabili di assistenza e di promozione, con modalità nuova rispetto alla missionarietà classica.

Di pari passo si faceva più acuta anche la sensibilità nei confronti di un “quarto mondo”, senza neanche chiamarlo per nome, quello della emigrazione, inaugurata già dall’altro secolo, con tutti i sacrifici che aveva comportato e continuava a comportare per le persone, le famiglie, i paesi più poveri, nella sospirata prospettiva di tempi migliori. Fenomeno che ha assunto una dimensione davvero drammatica, quando il Vecchio Continente si è visto rovesciare le frontiere per l’immigrazione di massa, un vero e proprio esodo.

Di fronte a siffatte situazioni – che mettono in ginocchio perfino le politiche più illuminate o le più sofisticate economie, e anche le più impegnate opere assistenziali – non è sufficiente moltiplicare sporadiche risposte di fraternità, pur indispensabili; occorre andare alla radice del problema. Nei suoi appelli dagli accenti accorati, padre Guglielmo ci ridiceva ciò che a suo tempo aveva scritto:

 

«C’è un quinto mondo che è quello più nascosto, meno visibile, immensamente più esteso degli altri perché presente dappertutto, difficilmente raggiungibile e che mal si presta ad una vera assistenza. Il quinto mondo è quello composto soprattutto dalle vittime dell’egoismo e comprende la massa degli uomini “interiormente disastrati”. Questo molto spesso si crea per mancanza di amore fraterno o per l’assenza di un valido significato della vita, il che di frequente coincide con la mancanza di fede in Dio o con il bisogno non soddisfatto di un Dio-Padre. I cittadini di questo quinto mondo sono senza numero giacché popolano gli altri quattro mondi. Spesso fanno notizia e cronaca nei nostri giornali, ma assai più frequente sono vittime sconosciute o su cui passa, al massimo, un senso di commiserazione». (G. Giaquinta, Progetto fraternità).

 

Il quinto mondo, dunque, sta in mezzo a noi, accanto a noi, può essere ciascuno di noi … perché il quinto mondo è là dove abita l’egoismo e proliferano strutture di egoismo! Il rimedio a questo, che è un vero e proprio “cancro” dell’uomo e della società, non può esaurirsi in iniziative comunque frammentarie, ma deve sviluppare una cultura di fraternità. Ma dobbiamo crederci nella fraternità, dobbiamo irrobustirci nella coscienza che siamo chiamati ad essere tutti fratelli nella comune figliolanza di Dio Padre.

È nel fare appello alla nostra fede che possiamo trasformare i nostri rapporti in gesti di carità, entrare nel cuore delle persone, specialmente quelle solcate dalle difficoltà e dal dolore, essere segni di speranza nella prospettiva di un mondo migliore. Diventare profeti di fraternità.

 

«Dobbiamo avere il coraggio - conclude padre Guglielmo - di impegnarci veramente in una lotta che ha come scopo la lotta contro il mondo dell’egoismo per far trionfare quello dell’amore».

Ed è così che possiamo abitare il mondo nuovo della “mistica della fraternità”.

 

Marialuisa Pugliese