Ecologia integrale, sfida ad un nuovo salto

La recente enciclica Laudato si’ di papa Francesco sta suscitando notevole interesse e anche, per la verità, qualche velata polemica in alcuni ambienti cattolici che la ritengono troppo marcatamente orientata ad una tematica, quella ambientale, importante ma non prioritaria rispetto alle urgenze pastorali della Chiesa di oggi.

Personalmente mi sembra di poter dire che queste critiche nascano da una lettura affrettata o forse condizionata da preconcetti ideologici, perché la seconda enciclica del pontificato di Bergoglio è molto di più di un semplice testo sull’ambiente, si tratta infatti di un appassionato invito a riscoprire il senso più vero della nostra esistenza su questa terra.

 Senza la pretesa di riassumerla in poche battute, né di ricercare singoli brani o citazioni ad effetto su argomenti disparati, prendiamo spunto dall’interessante contributo offerto da Giacomo Costa, direttore della rivista Aggiornamenti Sociali (noto mensile di approfondimento e analisi dei Gesuiti), per cercare di comprendere insieme una prospettiva focale su cui si regge tutta l’enciclica: l’ecologia integrale.

 

L’ecologia è lo studio di un sistema complesso composto da tanti fenomeni tra loro relazionati; i fenomeni interconnessi sono ambientali e non, quindi un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri (49).

Le piccole azioni quotidiane di attenzione all’ambiente, quando partono da motivazioni profonde non sono ‘doveri verdi’ ma atti d’amore che esprimono la nostra dignità.

L’ecologia integrale sostanzialmente si contrappone sia al modello di riferimento tecnocratico, sia all’eccesso di antropocentrismo. Da una parte infatti il modello tecnocratico idolatrando la scienza e la tecnologia, diventa unidimensionale e perde di vista la complessità dei legami e delle relazioni, dall’altra invece, l’eccessivo antropocentrismo considera l’uomo come unico riferimento e continua a minare ogni riferimento a qualcosa di comune e ogni tentativo di rafforzare i legami sociali(116).

L’ecologia integrale, inoltre, rifugge quelle iniziative ecologiste troppo settoriali che rinunciano ad avere un’ottica complessiva.

La terapia per uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo sprofondando non può essere che il dialogo. La Chiesa non ha un catalogo di soluzioni da offrire o ancora meno da imporre, piuttosto offre un metodo per elaborarle insieme.

 

Francesco di Assisi, il santo della lode a sorella acqua, fratello sole e madre terra,  è il modello dell’uomo che incarna in sé l’ecologia integrale, che si traduce in  gioia e autenticità, e considera inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore (10).

Fa parte dell’ecologia integrale uno sguardo contemplativo, capace di cogliere la realtà come mistero che non si può dominare. La consapevolezza di un legame affettivo con tutte le creature non può essere disprezzata come un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento(11). Se ci accostiamo alla natura senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, ci comporteremo sempre e solo da dominatori, da consumatori o da sfruttatori delle risorse naturali e delle altre persone, incapaci di sfuggire alla logica della massimizzazione del tornaconto individuale. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea(11).

 

Si comprende così come il termine ‘ecologia integrale’ non individui solo un modello di riferimento concettuale ma un vero e proprio cammino spirituale. In definitiva l’enciclica pone una domanda sul senso dell’esistenza e sui valori alla base della vita sociale: “Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?(160) Se non ci poniamo queste domande di fondo le nostre preoccupazioni ecologiche non potranno ottenere effetti importanti.

 

Alle tante risposte personali a tali domande si deve affiancare la costruzione di una risposta collettiva che può nascere, come già detto, solo dal dialogo. Nessuno può assolutizzare il proprio punto di vista, occorre intrecciare prospettive diverse che la situazione del mondo ci porta a scoprire sempre più come complementari: le ricchezze della fede e della tradizione spirituale, la serietà del lavoro di ricerca scientifica, l’impegno concreto per uno sviluppo umano equo e sostenibile.

 

Oggi papa Francesco ci sfida a un nuovo salto: non siamo solo membri della stessa società o della stessa famiglia umana, ma essendo stati creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile(89).

Franco Contino

 

(*) citaz. Papa Francesco, Laudato Sì