Succede solo che sono felice

Pablo Neruda è stato un poeta e politico nato nel 1904 e vissuto in Cile fino alla morte nel 1973. Nonostante una vita politicamente travagliata a causa dell’aperta adesione al comunismo, Pablo Neruda è considerato uno dei più grandi poeti del XX secolo tanto da essere insignito nel 1971 del premio Nobel per la letteratura.

La poetica di Neruda è ricca di passioni: egli esprime tutto ciò che di romantico e di drammatico è presente nella vita e si ribella agli stereotipi, ai formalismi, ai sentimenti codificati della borghesia considerata corrotta e ipocrita. Questa ribellione all’esasperato formalismo dettato dalla società porta Neruda verso uno stile poetico in cui la personalità e le emozioni dell’autore emergono con forte intensità, quasi come se i suoi versi fossero scritti più che con l’inchiostro, con il sangue (cit. Federico Garcìa Lorca).

Ho scoperto Pablo Neruda grazie al film “Il postino”, celebre pellicola con Massimo Troisi in cui il poeta figura proprio come uno dei protagonisti. In seguito ho iniziato a leggere i suoi versi ma solo di recente ho avuto modo di apprezzare una poesia che vorrei condividere…

 

Ode al giorno felice

Questa volta lasciate che sia felice,

non è successo nulla a nessuno,

non sono da nessuna parte,

succede solo che sono felice

fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

Camminando, dormendo o scrivendo,

che posso farci, sono felice.

Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,

sento la pelle come un albero raggrinzito,

e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,

il mare come un anello intorno alla mia vita,

fatta di pane e pietra la terra

l’aria canta come una chitarra.

Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,

tu canti e sei canto.

Il mondo è oggi la mia anima

canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,

lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia

essere felice,

essere felice perché sì,

perché respiro e perché respiri,

essere felice perché tocco il tuo ginocchio

ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo

e la sua freschezza.

Oggi lasciate che sia felice, io e basta,

con o senza tutti, essere felice con l’erba

e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,

essere felice con te, con la tua bocca,

essere felice.

 

Non si può essere sempre felici, così come non si può avere sempre speranza; fanno parte della vita dell’uomo la sofferenza, il disincanto, la delusione per le speranze disattese. Ma in questo periodo di feste, di atmosfera natalizia, di inizio di un nuovo anno, questa poesia vuole essere un invito a cogliere la bellezza che c’è attorno, a non aspettare occasioni eclatanti per essere felici ma a gioire anche nei giorni che sembrano uguali a tutti gli altri. La bellezza sta ovunque: nella natura, nelle persone, nello stare bene nel mondo, nel sentirsene partecipi; solo così ogni giorno può diventare speciale.

Per Neruda non bisogna mai dare per scontata la quotidianità, anzi è necessario imparare a guardarla con occhi nuovi, occhi di gioia, occhi di speranza. Anche quest’ultima, la speranza, è fondamentale per il poeta che la definisce come qualcosa in grado di dare nuove ali ai sogni vecchi. Forse la speranza da sola non basta per raggiungere la felicità, ma senza essa non ci sarebbero obiettivi, non si affronterebbero le sfide e non si raggiungerebbe la meta.

Per dirla con le parole di un altro eccezionale poeta, Josè Saramago: La speranza è come il sale: non nutre, ma dà sapore al pane.

 

Sulle ali della speranza, col suo sapore, guardiamo il nuovo anno che ci attende!

 

Claudia Torrisi