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Siate santi...

“Siate santi perché io sono santo” (Levitico 11,45)

È un invito che leggiamo già nell’antico testamento e che assicura profonda comunione. “Siate santi”, partecipate cioè al mio sommo splendore e questo invito non esclude nessun uomo e nessuna donna. Parte da un cuore di padre: chi infatti se non un padre fa partecipe della sua ricchezza tutti i suoi figli? 

A mo’ di spigolature stralciamo alcune frasi di chi ha meditato e approfondito le sfaccettature di questo incredibile messaggio. Ci rende appassionati contemplativi leggere che “la creazione non è altro che una pallida ripetizione di quell’amore misterioso che unisce indissolubilmente il Padre, il Figlio e lo Spirito divino. Dio crea per amore, comunica cioè in qualche modo se stesso, e alle sue creature vuole dare, in quanto esse ne siano capaci, la sua presenza beatificante” (Guglielmo Giaquinta, L’amore è rivoluzione)

L’amore di Dio è così infinito che Egli manda nel mondo il suo Figlio unigenito, il quale ci ama al punto di accogliere la croce. “Ho sete”: una sete capace di generare vocazioni come quella delle Oblate Apostoliche Pro Sanctitate “dalla tua bocca riarsa, Gesù crocifisso, un’umile richiesta di acqua si indirizza ai presenti; il tuo sitio è espressione di una sofferenza senza nome, che pervade il tuo corpo dissanguato” (Guglielmo Giaquinta, Sitio)

Io sono santità, io sono bellezza. Diveniamo come Francesco d’Assisi pellegrini contemplativi, capaci come lui di camminare cantando “Ti lodiamo Padre con tutte le tue creature, che sono uscite dalla tua mano potente. Sono tue e sono colme della tua tenerezza. Laudato si’. (Papa Francesco, Laudato si’, 246). Io sono vita infinita “Hai preso forma nel seno materno di Maria, ti sei fatto parte di questa vita” (Papa Francesco 246)

Io sono vita! 

Maria Mazzei

Pasqua nel tempo del Coronavirus

S. Pasqua 2020

                                              Mater mea, fiducia mea                 

                             

Suona Jacopo, suona sui tetti di Roma.

Suona Jacopo, suona tutti i giorni di questa quarantena, non ci lasciare da soli.

Suona Jacopo dinnanzi ad una Piazza Navona vuota. Ci sono una ventina di persone oggi in piazza per te, distanti come abbiamo imparato a stare, distanti fisicamente ma il loro cuore scoppia, ne sono sicura.

Suona Jacopo Mastrangelo e il video diventa virale su YouTube, Jacopo suona ripreso dal padre e racconta che lui è la fonte della sua arte e della sua ispirazione. Il padre musicista e lui che da piccolo prende la chitarra e poi la batteria e poi altro per imparare, per suonare, per sentire la vita.

Al bordo della terrazza sventola la bandiera italiana.  

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Equilibri in tempi di crisi: per una spiritualità del precariato

A cura di Alessandra Privitera

 

Cosa fare se le emergenze, sanitarie e non, rischiano di compromettere la nostra routine e ci costringono a vivere quasi sospesi, senza programmi o progetti per un futuro pressoché immediato? Ciò che state per leggere non vuole essere certamente uno studio scientifico o esaustivo in grado di teorizzare la legittimità della crisi, o la sua opportunità da un punto di vista teologico, spirituale o filosofico, ma semplicemente delle riflessioni a voce alta su dei sentimenti o atteggiamenti che a tutti noi, in quanto uomini, può capitare di attraversare, a prescindere da quale sia il nome di ciò che ci è dato di vivere, che sia il Covid-19 o un evento che sconvolge la nostra vita personale e/o familiare.

 

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Guardate ai veri eroi di questi giorni

5 aprile 2020, Domenica delle Palme. A causa della pandemia di Coronavirus che ormai da mesi affligge il mondo intero, Papa Francesco ha presieduto la solenne celebrazione liturgica in una Basilica di San Pietro praticamente deserta. Una celebrazione senza processione e senza pellegrini, ma che i fedeli di tutto il mondo hanno potuto seguire in streaming da casa.

Il Papa nella sua omelia ha ricordato come Gesù per primo ci ha amati e ci ha serviti fino al punto da sacrificarsi per noi, lasciando che il nostro male si accanisse su di lui e lo portasse alla morte in croce. Il Signore ci ha serviti fino a provare il dolore peggiore che chi ama può provare, ovvero essere tradito ed essere abbandonato. Tutto questo per ricordarci come anche noi, oggi, pur vivendo un periodo difficile, di dramma e di sofferenza, in cui vediamo sgretolarsi tutte le nostre certezze e ci sembra di andare alla deriva, non dobbiamo sentirci abbandonati proprio perché, dice il Papa, c’è “Gesù che dice a ciascuno di noi: «Coraggio: apri il cuore al mio amore. Sentirai la consolazione di Dio, che ti sostiene»”.

 

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Incontrare Dio per unificare il cuore - seconda parte

Pubblichiamo la seconda parte dell’intervista a Don Luigi Verdi, responsabile della Fraternità di Romena, che abbiamo incontrato a Calino in occasione di un incontro del Movimento Pro Sanctitate dal titolo: “Dio guarda il cuore”.

 

Verso quale orizzonte ci possiamo muovere per andare incontro al Vangelo, per viverlo?

 

Togliere questa nostra prepotenza umana che vuol cambiare il mondo, convertire il mondo. Ci hanno messo troppe aspettative dentro, troppa ansia di essere noi il centro di tutto. Non sopporto più la parola “accogliere”, perché accogliere vuol dire che noi siamo bravi, prepotenti, che gli altri che arrivano sono degli sciagurati e non è vero. Chiunque arriva qui ha una storia, ha una bellezza e quindi io amo di più la parola “raccogliere”. Noi siamo qui a raccogliere.

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