Fraternità, una esperienza di famiglia...

Gennaio 1973. Guglielmo Giaquinta firmava un brevissimo opuscolo titolato "Fraternità". In poche pagine, le parole semplici, profetiche e rivoluzionarie del Fondatore traducevano l'ideale in atteggiamenti quotidiani, gesti concreti, situazioni reali.

 

I pensieri e i suggerimenti qui esposti van­no attentamente meditati, ma soprattutto vissuti. 

 

Questo è il mandato che le famiglie Pro Sanctitate riunite sul Monte Amiata dal 19 al 23 Luglio, hanno accolto in questo tempo di fraternità.

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Trasformare l'esistente, il lavoro che vogliamo

Il lavoro è uno dei problemi principali della nostra realtà sociale; è al centro dell’attenzione collettiva del Paese che si concentra essenzialmente sui numeri, sul tasso di disoccupazione e sui dati economici ma serve uno sforzo ulteriore per comprendere più profondamente la realtà attuale del mondo del lavoro.

Nell'editoriale di gennaio 2017 della Rivista Aggiornamenti Sociali, il Direttore, Giacomo Costa, affronta il tema del lavoro e avvia così una riflessione sul percorso che condurrà alla 48° ettimana sociale dei cattolici italiani prevista a Cagliari nel mese di ottobre 2017 intitolata Il lavoro che vogliamo: libero, creativo, partecipativo e solidale (Evangelii Gaudium 192).

 

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L'orrore spiegato ai nostri figli

L'orrore dell'ennesimo attentato terroristico di Manchester fa riemergere il terrore personale e collettivo.

Questi eventi, sempre più tragicamente frequenti, risvegliano paure primordiali in tutti, incluse le giovanissime generazioni, che questa volta si sentono coinvolte in modo particolare, considerato il target di riferimento della cantante e attrice Ariana Grande. Ci si pone dunque un interrogativo: 

Quale responsabilità hanno gli adulti che osservano impotenti lo scempio compiuto sulle vite innocenti?

Il contributo di  Massimo Recalcati - psicoanalista, offre una riflessione lucida e richiama all'esigenza di chiarire anzi tutto il nostro guardo e le nostre intenzioni, per far sì che la nostra resti una società aperta alla fiducia, e resista alla tentazione di farsi stritolare dal vortice della paura e della violenza.

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Tutti Fratelli

Giotto, La lavanda dei piedi
Giotto, La lavanda dei piedi

Comincia oggi il triduo pasquale.

Le parole di Guglielmo Giaquinta ci invitano ad entrare nel Cenacolo; ci richiamano, ancora una volta, ad ascoltare ed accogliere la grande lezione dell'amore. «Amatevi!».

 

E’ quasi impossibile penetrare nella piena profondità del mistero del Cenacolo perché se noi molto sappiamo dei sentimenti di Gesù, quasi nulla conosciamo di ciò che gli Apostoli in quell’ora riuscirono a comprendere sino in fondo.

Ma se c’è un insegnamento del Cenacolo che gli Apostoli certamente compresero fu quello dell’amore fraterno giacché il Signore non cessò di ripeterlo, in forma più o meno esplicita, lungo tutta quella notte di addio.

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Nella indifferenza, dialogo

Tuo fratello

 

Il bisogno che ha oggi tuo fratello,

potrebbe essere domani il tuo;

l’aiuto che vorresti avere tu domani

dàllo oggi a tuo fratello;

E' nel dialogo, nel cercare di capire gli altri

e nella molta pazienza che si costituisce la fraternità;

Le sole parole non costruiscono la fraternità,

ma il molto parlarne crea un ambiente favorevole ad essa;

Un solo corallo non può formare un’isola,

ma molti banchi di corallo formano un atollo;

un gesto di fraternità può sembrare inutile,

ma può anche essere l’inizio di, una enorme catena di fraternità

capace di trasformarsi in una struttura sociale.

 

Guglielmo Giaquinta, La rivolta dei Samaritani

 

L'immigrazione in carne ed ossa

Ogni uomo che ti passa vicino è tuo fratello

Guglielmo Giaquinta

 

Queste poche e semplici parole mi hanno affascinato sin dagli anni della mia gioventù. Oggi all'entusiasmo "rivoluzionario" di allora, si uniscono interrogativi e riflessioni profonde, ogni volta che incontro il volto di un fratello che viene da lontano e porta in se la fatica del passato e tutta l'incertezza del futuro. 

Queste poche parole ritornano alla mente quando lo sguardo di centinaia di uomini in fuga dall'orrore, dalla guerra e dalla miseria, mi raggiunge attraverso lo schermo della tv o il monitor di un PC.

Queste poche parole mi ricordano che l'immigrazione, quel fenomeno sociale primitivo dell'essere umano che cerca un futuro migliore per se e per il propri figli, è fatto di carne ed ossa, ha mani e piedi corrosi della fatica, ha un cuore che batte, un sangue che scorre, un anima che soffre... ecco perché rabbrividisco di fronte alle soluzioni sommarie, alle ricette facili, agli slogan disumani che cavalcano l'onda della paura dei cittadini e della inadeguatezza delle istituzioni.

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In attesa del fiore

Il cuore della Chiesa vicino al cuore delle persone, una Chiesa amica e compagna di strada dell'uomo.

Questo è stato il senso della commemorazione delle vittime di Rigopiano, voluta dall'arcivescovo di Pescara-Penne e vissuta ieri sera (sabato 11 febbraio) nel palazzetto dello sport di Penne alla presenza di oltre un migliaio di partecipanti tra familiari delle vittime, soccorritori, forze dell'ordine, comunità. La prima sensazione è stata quella di una grande famiglia che si è ritrovata, per stringersi in un grande abbraccio e per continuare a sperimentare il miracolo della fraternità fiorita nel deserto della tragedia. E di abbracci se ne sono visti davvero tanti e si sono ricordati gli abbracci che in quelle ore di angoscia sono stati l'unico necessario conforto.

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Perdonare è la vera risposta al male subito

La cronaca di questi giorni si è tinta di nero per l'omicidio di Vasto (in provincia di Chieti). Un uomo è stato fermato nei pressi della tomba della moglie. Vi aveva deposto sopra la pistola con la quale poco prima, davanti a un bar aveva ucciso il ventenne che sette mesi fa, ad un incrocio stradale, investì e uccise la sua amata compagna. L'errore, il dolore, la giustizia, la vendetta. Un intreccio di elementi che lascia spezzate tre vite e che interpella fortemente la responsabilità della comunità virtuale che per mesi, nel chiedere la giustizia per la vittima della strada, ha fomentato sentimenti di odio e di rivalsa. 

Dietro questo dramma si snoda l'eterno dilemma della giustizia - quando degenera nel desiderio di vendetta - e del perdono. Le parole di Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti, aiutano a riflettere.

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Meditate che questo è stato

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. 

Così recita l'articolo 1 della Legge 211/2000 dello Stato che sancisce la necessità di conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, affinché simili eventi non possano mai più accadere. (art 2)

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Tanti auguri scomodi!

Gli auguri scomodi che il Vescovo Tonino Bello rivolse alla sua comunità nel 1985, conservano ancora un carica rivoluzionaria capace di stimolare una verifica autentica delle nostre scelte, ma anche di ricordare il valore del Bene che viene ad incontrare ciascuno di noi, a donare speranza al mondo che muore... lasciamoci scomodare...

 

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

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La misericordia ci raggiunge

Lc 13,10-17

 

L’Evangelista Luca ci presenta un Gesù in cammino, “con la ferma decisione di salire a Gerusalemme”. A Gerusalemme cosa sperimentiamo: la Misericordia dei fatti, non solo quella delle parole. Una misericordia che è scritta con il sangue nel cuore di ciascuno di noi.Ma cosa abbiamo imparato in quest’anno del Giubileo della misericordia? Quali sono i gesti di misericordia che abbiamo fatto? Come il Vangelo ha preso vita in noi?

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Quando Misericordia chiama Misericordia

Lc 9, 10 - 17 

 

Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto...

 

Ci ritroviamo a riflettere dinanzi a un Vangelo che ha dei verbi bellissimi. Uno è raccontare: gli apostoli dopo aver annunciato e guarito vogliono raccontare al Maestro quello che hanno detto e fatto, come sono andate le cose.

Il raccontare è una bella cosa, parla di condivisione di esperienze, il raccontare vuol dire avere  una persona che ti ascolta, che ti dà del tempo, a cui interessa la tua vita. Il raccontare è di chi si sente amato, accolto.

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La donna teneramente accolta

Lc 7,36-50

 

Questo passo del Vangelo presenta Gesù che è venuto per tutti e per tutti ha una parola di luce che rimette in cammino, dà vita nuova, futuro.

In questo Vangelo ci sono persone: il fariseo, Gesù, la peccatrice e i commensali.

Ci sono cose: la casa, la tavola, il vaso pieno di profumo.

Ci sono gesti e sentimenti positivi come il pentimento e il perdono ma anche negativi come il giudizio.

 

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Non tacere il bisogno di aiuto

Siamo chiamati ad avere la stessa curiosità del cieco: “che cosa accade?” - Passa Gesù - . Il cieco è in una situazione brutta: ha una condizione di povertà, di fragilità fisica, è immobile, è in una condizione di staticità. Tutti camminano, corrono e lui è fermo, seduto che mendica…. Dà fastidio!! E’ in una condizione di solitudine. Al cieco manca la salute, manca l’autonomia economica. Non ci vede! Abbiamo mai provato a non vedere per cinque minuti? E’ fastidioso, ci confondiamo, non sappiamo dove siamo, siamo disorientati.

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Chi prega e chi fa finta

Lc 18,9-14

 

Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano...

Il versetto che precede questa famosa parabola evangelica, porta con se una domanda che mette tristezza al cuore: “Quando il Figlio dell’uomo verrà sulla terra troverà ancora fede”? Perché la fede è una cosa seria, significa fidarsi di Dio, affidarsi a Lui, confidare in Lui. Fede è vivere tutto alla Sua presenza, è seguirlo!

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Gesù cerca collaboratori

Lc 5,17-26

 

Il passo del Vangelo Luca è preceduto da un’immagine bellissima di Gesù che si ripete sempre  e sempre assume colori ricchi di amore, dialogo, complicità, unione. Gesù, dopo che insegna, incontra le persone, guarisce, “si ritira in luoghi deserti e prega”. Rimetteva tutto nelle mani del Padre, il dialogo di Gesù con il Padre commuove, sta con Lui e sicuramente da intercessore consegnava al Padre le persone, i volti, le situazioni, i guariti, i cuori duri: “Abbiamo un grande intercessore presso il Padre” ci comunica la lettera agli Ebrei.

Gesù lo incontriamo nelle sinagoghe, nelle piazze,ma anche nelle case. Non ha luoghi privilegiati Gesù ma dove c’è l’uomo c’è Lui.

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Il sogno di Gere

foto: repubblica.it
foto: repubblica.it

Oggi ricorre un triste anniversario.

Il 3 ottobre 2013 un peschereccio salpato dalle coste di Misurata (Libia), affondò al largo delle coste di Lampedusa. A bordo vi erano oltre 500 persone. Uomini, donne e bambini, migranti dall'Eritrea in cerca di un futuro migliore.

Il bilancio drammatico di quella tragedia, portò a contare 366 morti accertate a cui si aggiunge la stima di circa 20 dispersi mai recuperati.

Ma da quel naufragio furono tratte in salvo 155 persone, restituite all'opportunità di un domani, dall'impegno e dalla dedizione di tanti italiani reclutati nella macchina dei soccorsi messa in moto e coordinata dalle forze armate. 

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Santità e fraternità, due parole per ricominciare sempre

Il cristiano, colui che desidera seguire Cristo Gesù, crede e lotta per vivere e trasmettere queste due parole bellissime: santità e fraternità. Sono due parole che sanno di Vangelo. Gesù raggiunge gli uomini e li invita: “RISPLENDA LA VOSTRA LUCE DAVANTI AGLI UOMINI COSI POSSANO GLORIFICARE IL PADRE”. Siamo luce se siamo santi…se camminiamo verso questa meta. San Paolo afferma questa verità: “Questa è la volontà di Dio la vostra santificazione”! E per quanto riguarda la fraternità Gesù l’ha predicata in lungo e in largo … fraternità per tutti, con tutti, fraternità che raggiunge anche i nemici: “AMATEVI GLI UNI GLI ALTRI COME IO VI HO AMATO!

 

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Quando la terra trema

Abbiamo atteso tutta la notte, avremmo voluto che finalmente si arrestasse il conteggio delle vittime. Così non è stato. E a distanza di 30 ore dal terremoto che nella notte del 24 agosto ha inghiottito le vite di intere famiglie, sappiamo che sotto le macerie ci sono ancora tanti corpi, che fuori da quelle macerie c'è la disperazione di chi attende notizie dei propri cari, c'è ancora tanto da lavorare.

Quando la natura si ribella, si rivela nella sua forza travolgente e inarrestabile, noi uomini sentiamo franare la nostra presunzione di dominio sul mondo e realizziamo tutta la fragilità della nostra esistenza.

Non ne comprendiamo il senso, non troviamo un motivo a questa sofferenza, a tanto straziante dolore.

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La meglio gioventù

Carissimi ragazzi adorati,

cuori giovani del Movimento, gioia infinita per la Chiesa, voglio ringraziarvi per l’impegno che avete messo in questa GMG e in tutte le giornate che avete vissuto insieme. Certo la famiglia Pro Sanctitate tutta ha fatto il tifo per voi e ancor di più, come dice Papa Francesco, Dio è stato, in prima linea, il più irriducibile tra  i vostri tifosi.

Cosa vi può impedire ora di fare di ogni giorno un giorno bello come quelli passati? 

Nulla. Voi siete più forti di ogni resistenza.

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C'è un messaggio per te

 

I giovani Amici Pro Sanctitate sono ormai già tutti in Polonia immersi nella splendida esperienza della GMG... Gli inviamo i messaggi di saluto, augurio e incoraggiamento giunti in redazione...

 

Manda anche tu il tuo messaggio per loro:

comweb.prosanctitate@gmail.com

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Nel silenzio di Auschwitz il grido del dolore, la forza dell'amore.

I tre condannati salirono insieme sulle loro seggiole.

I tre colli vennero introdotti contemporaneamente nei nodi scorsoi.

- Viva la libertà! - gridarono i due adulti. 

Il piccolo, lui, taceva.

- Dov'è il Buon Dio? Dov'e? - domandò qualcuno dietro di me.

A un cenno del capo del campo le tre seggiole vennero tolte.

Silenzio assoluto. All'orizzonte il sole tramontava.

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Violenza e religioni

Non siamo nati per odiarci e combatterci

ma per amarci e aiutarci.

Non può quindi essere la violenza,

la divisione, l'ingiustizia e la lotta

la legge fondamentale dell'umanità

che deve invece sforzarsi di attuare

il sogno di una  ‘fraternità universale’

capace di ignorare o superare

qualsiasi barriera.

Solo l'unità fraterna potrà salvare il nostro

domani di uomini liberi.

Guglielmo Giaquinta - 1973, Fraternità

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Ciò che la corruzione non può comprare

 

Nella cronaca quotidiana gli episodi di corruzione sono ormai all’ordine del giorno, investono gli ambiti più disparati e suscitano indignazione frammista ad un senso di impotenza.

 

Cosa fare? Come reagire a questo malcostume così radicalizzato?

Si tratta solo di un malcostume o siamo di fronte al sintomo di un degrado più ampio che imprigiona la nostra società e della nostra cultura?

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Chi è il mio prossimo?

 

 

Nell'udienza di Mercoledì 27 aprile, Papa Francesco ha offerto una riflessione semplice ed esigente su una delle pagine più note del Vangelo, una vera e propria lezione di fraternità spirituale.

Il dottore della Legge, desideroso di vita eterna,  pone a Gesù una domanda ...

 

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Per un Piano Nazionale contro la povertà

La situazione economica è oggi particolarmente difficile, il lavoro diventa sempre più precario e si respira un’aria pesante; serpeggia una diffusa sensazione di impoverimento e si preferisce non fare progetti a lungo termine.

Ma attenzione! In Italia, si creda o no, esiste circa il 10% della popolazione residente che vive in povertà assoluta!

Questa parte della popolazione non raggiunge uno standard di vita minimamente accettabile e in nel nostro Paesa(oltre che in Grecia), a differenza di tutti gli altri paesi dell’Unione Europea, non esiste una misura nazionale di sostegno e chi vive questa penosa condizione è spesso costretto a cavarsela da solo vivendo di espedienti. 

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Quando il Jihad affascina i giovani europei

I terribili attentati di matrice islamica vissuti in Europa, pongono interrogativi non solo sull’ideologia estremista del jihadismo ma soprattutto sulla figura del terrorista jihadista che commette i suoi crimini a sangue freddo.

Dietro l’ideologia ci sono comunque degli uomini e in questo caso, con ancora maggior sconcerto da parte nostra, scopriamo che essi sono nati e cresciuti nelle nostre città, vivendo quindi pienamente la nostra realtà occidentale. 

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Gli ultimi posti della città

 

Il tuo bisogno, fratello,

crei sempre in me, tuo fratello,

l’esigenza di venirti incontro

al di là e al di sopra di ogni calcolo

e di ogni principio di fredda giustizia.

 

Guglielmo Giaquinta

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Incontro di ... fede

E’ trascorso già un anno dal termine della mia esperienza lavorativa in Turchia e mi sembra interessante condividere quanto ho vissuto ad Istanbul nella Moschea Blu.

Negli ultimi due anni mi sono recata in Turchia ben 12 volte, precisamente ad Ankara, per un progetto europeo di collaborazione con un istituto di ricerca scientifico omologo di quello italiano per il quale lavoro.

A conclusione dell’ultima missione, avevo programmato una visita lampo ad Istanbul di cui (ahimè) conoscevo bene solo l’aeroporto.

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E' Natale

"Mi prendo cura di te"

dice Dio alle sue creature.

"Sei prezioso ai miei occhi"

sussurra nei cuori.

Venne fra la sua gente...

Amore donato, amore inarrestabile, unico: nessuno ha un amore più grande. 

Viene nel mondo la luce vera:

luce che illumina e da' vita.

Il Verbo si fa carne...

viene ad abitare in mezzo a noi.

È natale

Il nostro cuore, la Sua casa.

Il Suo cuore, la nostra pace. la nostra eternità.

Maria Francesca Ragusa

 

 

 

Il coraggio di partecipare alla vita

 Roma 16 novembre 2015

 Carissimi,


   dopo gli attentati di Parigi sappiamo di essere tutti più vulnerabili. La logica del terrore è entrata nel nostro vissuto quotidiano, una nuova forma di guerra che ci trova incapaci di individuare il nemico anche se ne conosciamo l’ideologia, la strategia, l’obiettivo che vuole raggiungere.

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Terrore e disperazione, preghiera e speranza

L’orrore degli attentati di Parigi spinge la comunità internazionale a fermarsi e a pensare; questo è il momento del dolore, della preghiera, del silenzio rispettoso per tutte le vittime innocenti, per i loro familiari, per quanti lottano coraggiosamente fra la vita e la morte, per coloro che sono nella insopportabile condizione di non conoscere la sorte dei loro cari, per quanti instancabilmente stanno portando aiuto e conforto, per tutti coloro che si trovano schiacciati nel vortice della paura e che non intravedono alcuno spiraglio di luce e che soccombono alla spirale della violenza cieca anche in tante altre parti del  mondo. 

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Alla ricerca della tenerezza perduta

Sono stata chiamata ad una riflessione per l’Associazione Volontari Ospedalieri di Noto che ha titolato così l’edizione 2015 dell’annuale concorso fotografico.

Se siamo alla ricerca della tenerezza perduta vuol dire che ne abbiamo perso le tracce, manca nel nostro tessuto sociale, manca perché tutto ciò che riguarda una sfaccettatura  dell’amore è necessaria al cuore dell’uomo e quando non c’è, è come un giorno senza sole, cupo, mette tristezza. In effetti se ci guardiamo attorno poche scene di tenerezza raggiungono i nostri occhi. Il mondo sembra scrivere trame diverse, gli uomini sembrano preferire tutto ciò che è lontano, diverso dalla tenerezza. 

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Rivoluzione

L’Avana, Plaza de la Revolucion. Mezzo milione di persone. Sullo sfondo l’immagine di Che Guevara con la scritta del guerriero rivoluzionario, “Hasta la victoria siempre” che vuol dire, “Fino alla vittoria, sempre”. Qui Papa Bergoglio pronuncia la prima omelia del suo viaggio da missionario della misericordia e della tenerezza di Dio. Questo è il mandato che si è dato prima di volare a Cuba. Dalla sua voce una magistrale lezione per imparare l’arte fraternità. Nelle sue parole,            proprio su quella piazza, la proposta di una rivoluzione.

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Nessuno è escluso

Dalla lettera del Papa sul criteri e metodi per vivere l’anno giubilare ormai alle porte, cogliamo uno spunto di riflessione sul binomio santità e fraternità.


Quando la miseria dell’uomo incontra la misericordia di Dio, fiorisce il dono della santità. La storia ci insegna che se l’uomo non passa attraverso l’esperienza di sentirsi amato e accolto, del riconoscersi figlio atteso e perdonato, ogni  sforzo  volontaristico di  essere  migliore  rischia  di 

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