Fraternità, una esperienza di famiglia...

Gennaio 1973. Guglielmo Giaquinta firmava un brevissimo opuscolo titolato "Fraternità". In poche pagine, le parole semplici, profetiche e rivoluzionarie del Fondatore traducevano l'ideale in atteggiamenti quotidiani, gesti concreti, situazioni reali.

 

I pensieri e i suggerimenti qui esposti van­no attentamente meditati, ma soprattutto vissuti. 

 

Questo è il mandato che le famiglie Pro Sanctitate riunite sul Monte Amiata dal 19 al 23 Luglio, hanno accolto in questo tempo di fraternità.

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Chi va piano...

Chi va piano...

Se chiudo gli occhi, pensando a questo proverbio, sento ancora l’odore delle fritturine di Nonna Rita della Vigilia di Natale, per le quali iniziava l’opera in cucina la mattina all’alba, oppure l’essenza delicata dell’acqua di rose di Nonna Elena che rendeva il suo profumo unico e leggero per un’ intera giornata. Da ultimo, ma solo per ordine di ricordo, non può mancare anche il mix di spezie con cui nonna Gigia cucinava il coniglio tenendolo sulla stufa a legna per almeno 12 ore (eh sì, perchè io sono stata fortunata e di nonne ne ho avute ben tre!).

 

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La casa sulla roccia

La conclusione dell’anno scolastico rappresenta per tutte le famiglie un momento delicato che apre ai più vari e macabri scenari.

Per molti si tratta di capire come sopravvivere ai tre mesi estivi dribblando le varie opzioni, ovvero: la donazione ai centri estivi, la rottura del porcellino il cui ricavato è da destinare ai professori delle ripetizioni (per chi ha i figli che rientrano nella categoria “ha le capacità ma non si è impegnato abbastanza…”), la scelta del luogo di villeggiatura che sia compatibile con le esigenze di tutti, etc etc.

E così, mentre rinfreschiamo i costumi e spolveriamo gli scarponcini da trekking, ci rendiamo conto che, anche quest’anno, i mesi estivi da trascorrere insieme difficilmente faranno di noi i componenti sereni e sorridenti della famiglia del Mulino Bianco.

D’altronde, che fosse davvero troppo utopistico mirare a quella famiglia un pò' lo sapevamo già, come pure che sia un sogno ormai irrealizzabile visto che il Mulino non è nemmeno più in vendita/locazione: se l’è aggiudicato Antonio Banderas!

 

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Essere o avere

L’occasione del cambio di stagione mi offre, anche quest’anno, una serie di opportunità: saltare il pranzo per finire entro notte, slogarmi una caviglia durante le acrobazie sulla scala, ma anche, voltandola in positivo, la valutazione di quanto davvero tutto quello che possediamo nella nostra famiglia sia davvero tutto quello di cui abbiamo bisogno, oppure un migliaio di cosette in più?

Certo, non posso fare un atto di forza e decidere per tutti e quattro perché la famiglia si compone di persone, con una testa, un cuore ed… un guardaroba!

 

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Mamma edizione limitata

E’ ufficiale: sono una madre antica! No, all’antica e nemmeno, purtroppo, vintage come piacerebbe a me, proprio antica antica. E dire che mi ero appena abituata ad essere la mamma più brutta e cattiva che non sono davvero preparata a questo cambiamento repentino….

Ma la vita, si sa, non ti prepara ai cambiamenti: la vita è il cambiamento!

Che poi l’antichità dovrebbe misurarsi con un dato anagrafico o, quantomeno matematico, mentre invece, in famiglia, ecco qua che viene scoperchiato un altro dogma: puoi essere antico a qualsiasi età, purché qualcuno lo decida.

 

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La domenica in famiglia

Tanti anni fa, diciamo in quell’età compresa fra i primi compiti in classe ed i primi concerti (mitico Claudio Baglioni allo Stadio Flaminio nel 1985!!), aspettavo trepidante la domenica….anche se non sempre - e non proprio - perché lo sentissi solo come il giorno del Signore.

Per noi, infatti, la domenica era il giorno della famiglia: papà stava a casa tutto il giorno, nonno Nando ci portava a mangiare al ristorante (altri tempi, non c’erano ancora né i ristoranti cinesi né giapponesi; al ristorante si ordinavano cannelloni e lasagne!) e, se proprio si doveva stare a casa, scattava il pastarella party, dove non ricordo il numero, ma so che le pastarelle erano sempre molto, ma molto di più, di quante ciascuno di noi potesse solo pensare di riuscire a mangiare!

 

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Basta un poco di zucchero...

Uno dei film più belli che adoro rivedere, ed ogni volta mi piace sempre di più, è legato ad un ritornello simpatico che si apre con basta un poco di zucchero….

A parte le calorie, che ormai, a questo punto della mia vita, sono diventate parenti acquisite, pensando a ritroso alla mia “idea” di vita familiare ed alla vita vera che sperimento tutti i giorni, mi domando quanto sia stato importante addolcire le spigolosità e, sopratutto, a quale zuccherificio speciale io abbia avuto la grazia di poter attingere.

Da sola, infatti, come avrei mai potuto arrivare fin qui? Certo, io non sono proprio un angioletto, e questo il Signore lo sa bene, visto che per la mia espiazione mi ha piazzato sulla strada Luca ed, a seguire, le nostre due campionesse di contraddizioni.Chissà, poi, perché Lui ha deciso per due? Cioè, Lo ringrazio perché me le ha donate e, conoscendole, solo a me le poteva regalare due tipe così, perché quando andremo tutti insieme alla Neuro almeno ci faranno lo sconto famiglia!

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I nostri figli ci guardano

Ci sono mattine che iniziano male. Per me, il peggio del peggio, è quando non trovo la tazza con il cappuccino già pronta e, soprattutto, la mia dose di “fieste” (ma al plurale rimane fiesta o prende la e? mah….) quotidiana con cui addolcirmi un nuovo giorno….che poi una confezione da 10 è davvero poco per una famiglia! Voglio dire bastano appena appena per me…

E così, tanto per iniziare bene, mi accorgo che c’è qualcosa di cui non ho tenuto conto nel mio desiderio di cioccolata e rhum, ovvero che le mie figlie mi guardano….eccome se mi guardano! E nel vedermi mi prendono pure ad esempio!

 

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Anno nuovo e rinnovato desiderio di donare

Passato il Natale, digerito il cotechino di Capodanno, recuperato un minimo - ma proprio un minimo- di sonno, eccoci catapultati nell’anno nuovo.

Si apre così uno scenario di propositi nuovi o rinnovati, di progetti da riprendere nel cassetto insieme ai compiti delle vacanze da concludere in una settimana (e lì parte la prima richiesta di miracolo in famiglia dell’anno…) e alla casa da riordinare prima che crolli sotto il peso degli accumuli…

Ma, l’inizio dell’anno, almeno per una famiglia semi normale come la nostra, non è solo questo.

 

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A Natale puoi...cominciare ad accogliere il dono

Inutile negarlo e girarci troppo intorno: il Natale è una festa che aspettiamo tutti! La aspettano i bambini (mia figlia Chiara inizia da settembre a chiedermi di fare gli addobbi, mentre io sto ancora cercando di capire dove allocare i costumi nel’armadio presa dalla forte tentazione di indossarli sotto i maglioni….per recuperare spazio!); la aspettano i lavoratori (almeno quelli che a Natale si fermano, perchè - purtroppo - la macchina del consumismo è arrivata ad azzerare anche i giorni di festa); la aspettano i nonni, pronti a raccontare storie fantastiche ed a tirare fuori dai borsellini le monetine da 5 cent per la tombolata (mia nonna era eccezionale…a Natale tirava fuori tonnellate di spiccioletti);  la aspettano i sacerdoti, con la speranza che le persone possano sentire la venuta del Messia; la aspettano - e la temono - coloro che hanno avuto una perdita grave, perchè sanno quanto sarà dura vivere una festa senza una persona cara vicino....

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Santità 2 x 1

Ebbene lo confesso….fino a poco tempo fa non avrei mai aspirato a diventare Santa (mi bastava arrivare viva a fine giornata), o almeno ero talmente sicura di esserne indegna, che anche il solo pensiero sembrava un atto di superbia, tuttavia mi sono spesso domandata perchè allora il Buon Dio abbia messo sulla mia strada proprio mio marito…insomma, evidentemente, Lui su di me aveva scommesso alla grande!

In questo senso conoscere il pensiero, o meglio il sogno straordinario di Monsignor Giaquinta, mi ha colpito (ed affondato!) in pieno.

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Ad ognuno il proprio posto

Da genitore credo di poter testimoniare che il posto più difficile dove rimanere ancorato e seminare speranza talvolta sia proprio la famiglia…almeno la mia!

Mi rieccheggiano ancora le prime parole che Giulia, 4 anni, disse quando le  presentai con entusiasmo e tanti buoni propositi la micro sorella Chiara: “io, veramente, preferivo un cane!”

Premesso che il cane, anzi i cani, (perché  a casa nostra o ci facciamo male davvero oppure niente), sono comunque arrivati, certo forse qualche anno dopo la sua richiesta, ma sono arrivati….

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Come viviamo i sacramenti in famiglia

Spesso, soprattutto ultimamente lo confesso, mi sono fermata a riflettere sul valore che diamo ai Sacramenti, se davvero ci rendiamo conto del dono immenso che rappresentano per noi e se, soprattutto, riusciamo a trasmettere ai nostri figli, nei fatti più che nelle parole, cosa possono significare per loro, che incredibile risorsa infinita siano per la loro vita, per la loro gioia reale, terrena e, speriamo, soprattutto eterna!

Il Signore, allora, ci mette del Suo e prova continuamente a seminare nel mio cuore la speranza, da cui nasce la consapevolezza che, anche se i miei occhi sono spesso offuscati, la Luce, quando voglio vederla, mi acceca ed annulla ogni tenebra che possa aver albergato dentro il mio animo inquieto.

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Cosa c'entra il trekking con la santità?

Le nostre giornate trascorrono frenetiche, impegnative e veloci come quelle di tante famiglie.

La domenica è il nostro unico giorno libero dal lavoro e, quando è possibile, ci regaliamo uno spazio di distensione che ci allontana dal tran tran quotidiano. Un viaggio nella natura, più o meno impegnativo, ci aiuta a recuperare energia fisica e mentale e a ritagliare il tempo per un dialogo meno disturbato, o per un silenzio ristoratore.

 

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Nazareth, tutto ha avuto inizio in periferia

Nazareth
Nazareth

Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata.

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La tenerezza dell'abbraccio

Cristo ha introdotto come segno distintivo dei suoi discepoli soprattutto la legge dell’amore e del dono di sé agli altri (cfr Mt22,39; Gv 13,34), e l’ha fatto attraverso un principio che un padre e una madre sono soliti testimoniare nella propria esistenza: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13). Frutto dell’amore sono anche la misericordia e il perdono. In questa linea, è molto emblematica la scena che mostra un’adultera sulla spianata del tempio di Gerusalemme, circondata dai suoi accusatori, e poi sola con Gesù che non la condanna e la invita ad una vita più dignitosa (cfr Gv8,1-11).

 

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Vivere in famiglia

A un mese di distanza dalla presentazione dell’Esortazione apostolica Amoris Laetitia, abbiamo intervistato Daniela e Marco Nevi, sposati da 24 anni. Daniela e Marco hanno due figli (Edoardo e Lorenzo), rispettivamente di 20 e 15 anni; sono membri dell'équipe diocesana di Pastorale Vocazionale e dell’équipe di Pastorale Familiare della diocesi di Viterbo; collaborano con il consultorio familiare e sono impegnati nella catechesi in preparazione al Battesimo e Cresima.

Hanno accettato di parlarci della loro esperienza familiare alla luce dell’Esortazione apostolica.

 

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La gioia dell'amore

Sono da poco passate la 12 del 31 marzo quando la sala stampa vaticana batte la notizia.

Amoris Laetitia: questo sarà il titolo dell'attesissima esortazione apostolica che Papa Francesco donerà al mondo come frutto delle due sessioni sinodali sul tema della famiglia, svoltesi nel 2014 e nel 2015.

Pare che il testo porti la data del 19 marzo, Festa di San Giuseppe, ma sarà diffuso solo il prossimo 8 aprile alle ore 12, dopo la conferenza stampa di presentazione. Sino ad allora il documento è sotto embargo assoluto, recita il comunicato ufficiale.

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Il cammino di famiglia: il coraggio di ricominciare sempre.

Riportiamo un estratto delle parole rivolte da Papa Francesco alle famiglie incontrate nel corso del suo viaggio in Messico, sono una carezza paterna offerta a tutte le famiglie mondo. 

 

Credo che questo sia ciò che lo Spirito Santo vuole sempre fare in mezzo a noi: dare coraggio, regalarci motivi per continuare a scommettere sulla famiglia, a sognare e costruire una vita che sappia di casa e di famiglia.

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Come si può insegnare la misericordia ai bambini?

 

 

Come si può insegnare la misericordia ai bambini?

 

Abituandoli ai racconti del Vangelo, alle parabole. Dialogando con loro e, soprattutto, facendo loro sperimentare la misericordia. 

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Rispetto, chiarezza, dialogo

In questi giorni di fermento e contrapposizioni sull’iter parlamentare del disegno di legge sulle Unioni Civili (DDL Cirinnà), il Movimento Pro Sanctitate si è confrontato sull'argomento in sede di Consiglio Nazionale, unitamente alla Presidenza Internazionale.

La dimensione affettiva dell’uomo, la sua natura, il desiderio di maternità e paternità sono dimensioni profonde che non ammettono superficialità quando se ne discute ed esigono, nell’essere trattate, rispetto, delicatezza e assoluta chiarezza.

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Piccoli e grandi pellegrinaggi in famiglia

La vita della famiglia è un insieme di piccoli e grandi pellegrinaggi.

 

Come è importante per le nostre famiglie camminare insieme e avere una stessa meta da raggiungere! Sappiamo che abbiamo un percorso comune da compiere; una strada dove incontriamo difficoltà ma anche momenti di gioia e di consolazione.

 

 

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Famiglia, dono di Dio per il mondo

La vicinanza del Natale accende su questo mistero una grande luce. L’incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell’uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret.

Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire spettacolarmente, o come un guerriero, un imperatore… No, no: viene come un figlio di famiglia, in una famiglia. Questo è importante: guardare nel presepio questa scena tanto bella.

 

Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L’ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell’Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell’Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata.

 

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Con Maria e Giuseppe, La Chiesa una famiglia in attesa

Vieni Spirito Santo

illuminaci con la tua presenza

e donaci nel cammino verso la santità

di avere come compagni di viaggio

Maria e Giuseppe.

 

Insegnaci il silenzio di Giuseppe,

la sua attesa di comprendere il progetto di Dio,

il discernimento e la sua maturità nella fede.

Donaci come Lui di accogliere il mistero

e di farne tesoro, 

la docilità a cambiare i piani personale

e a mettere al primo posto

il Figlio, la Madre, e il bene per l’umanità.

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La santità per un ambiente di gioia: la famiglia

Il nesso, nel binomio santità-famiglia, si presenta con una singolarità evidente: entrambi i termini sfuggono alla mera classificazione di concetti ma rispondono alla categoria della realtà. Entrambi riguardano non l’idea e non prettamente e soltanto la teologia o l’antropologia, bensì la vita. Il passaggio dal concetto all’esperienza è fondativo di entrambi, entrambi si nutrono di carità, si fondano su una casa non di mattoni ma di pietre vive e di fedeltà, ad entrambi non si accede senza umiltà, coraggio, obbedienza e amore. Per entrambi vale una prospettiva di “fiducia”.

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Sinodo 2015, oltre la notizia

Si apre oggi l’ultima settimana dei lavori del Sinodo dei Vescovi sulla famiglia. In questi primi 15 giorni di assise gli ingranaggi mass-mediatici hanno  girato senza  tregua, alternando dichiarazioni e smentite, fughe di notizie e precisazioni, interviste e dichiarazioni e ci hanno restituito un racconto forse un po’ parziale di un evento che è molto più di un dibattito o di un confronto fra diverse posizioni.

 

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Noi...nella Chiesa, noi della Chiesa

Siamo più preoccupati di piantare fiori, che di togliere erbacce.

Siamo più preoccupati di gareggiare nello stimarci a vicenda, che di sottolineare le differenze fra noi.

Siamo preoccupati di far vedere la bellezza della famiglia, dicendo che il legame matrimoniale è una cosa seria  e che lo è per tutti, non solo per i credenti.

Siamo preoccupati di curare in ogni modo l’arricchimento reciproco dell’uomo e della donna.

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Effatà! Invito e dono per tutte le famiglie del mondo

Il Vangelo di questa Domenica ci ha raccontato la guarigione del sordomuto. In questo uomo si trova ritratta anche la malattia che non di rado colpisce le nostre famiglie.

La sordità, che ci rende estranei ai bisogni, ai sentimenti e alle esigenze dell’altro, spesso è generata dalle mille incombenze che travolgono le nostre giornate, talvolta è acuita da inquietudini e paure che ingombrano i nostri pensieri, altre volte aggravata da distanze via via più marcate nel tempo che ci chiudono nei nostri egoismi e ci allontanano a tal punto da chi ci sta accanto, da renderci sordi anche a chi chiama gridando la nostra considerazione.

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Vivere la gioia in famiglia

Uno degli elementi che più dovrebbe caratterizzare l’ambiente della famiglia è la gioia. Gioia di mamma che vezzeggia il suo bimbo; gioia di fratelli che giocano nella casa.

La gioia è realtà vitale che il nostro mondo di oggi ha perduto attraverso la tragedia della guerra, l’incubo della violenza, la paura di un domani incerto, l’ingiustizia dilagante, la pesantezza di un lavoro che non è più piacere e soddisfazione, ma schiacciamento fisico o psicologico e, come conseguenza, oggetto di contestazione, di rifiuto, di evasione.

II mondo è senza gioia, pur avendone un bisogno essenziale. Non sono gli ambienti destinati a spettacoli che fabbricano il riso e il piacere artificiali quelli che possono dare la gioia.

La spiritualità familiare e fraterna deve preoccuparsi che la casa sia un luogo di serenità, di distensione e di gioia. Si potrebbe fare notare che questa è anche una esigenza psicologica per l’attuazione della vita spirituale. Come si può infatti accettare e vivere una dottrina così esigente come quella cristiana quando il nostro animo sia triste, depresso, sconfortato?

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Solo tu

Solo ad una donna fu concesso un giorno:

di pronunciare il "fiat" della redenzione,

adorare, felice, suo figlio nella povera grotta,

dargli il suo latte, a lui, Verbo di Dio,

gustare la gioia di vederlo crescere,

seguirlo nella vita sino alla croce,

deporlo ucciso dentro il freddo della tomba,

abbracciarlo di nuovo, Cristo risorto.

Solo a una donna

perché solo un amore sconfinato,

quello dì una donna,

poteva fondersi

con l’infinito amore di Dio.

 

Guglielmo Giaquinta



Sinodo sulla famiglia

Il cammino verso il Sinodo 2015

"..abbiamo un problema molto serio che è quello della colonizzazione ideologica sulla famiglia. Questa colonizzazione ideologica distrugge la famiglia. Per questo credo che dal sinodo usciranno cose molto chiare, molto rapide, che aiuteranno in questa crisi familiare che è totale”.

                              Papa Francesco,

 

Intervista televisiva del 6 marzo 2015

 

Il vangelo sulla famiglia è la buona novella dell’amore divino che va proclamata a quanti vivono questa fondamentale esperienza umana personale, di coppia e di comunione aperta al dono dei figli, che è la comunità familiare. Il magistero della Chiesa sul matrimonio va presentato e offerto in modo comunicativo ed efficace, perché raggiunga i cuori e li trasformi secondo la volontà di Dio manifestata in Cristo Gesù.

 

Pontificium Consilium Pro Famili

 

LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL’EVANGELIZZAZIONE

Documento preparatorio


Il 3 ottobre a Roma la Veglia di preghiera con papa Francesco

lettera a chi crede nella famiglia

L'unico posto che funziona davvero

Spiace per la descrizione della famiglia che viene fuori da giornali film libri: o un luogo tristissimo, di oppressione, scappando dal quale si può finalmente vivere chissà quale splendore, oppure al contrario il luogo dei valori, parola che a me personalmente fa venire voglia di grattarmi sulle cuciture dei vestiti, assalita da una terribile insofferenza a tutto quello che dovresti fare per qualche motivo diverso dal fatto che il tuo cuore, l'intelligenza, e la volontà lo hanno giudicato grande e degno e anche molto divertente.

Sì, perché secondo me la famiglia è soprattutto un posto divertente, e molto ragionevole. È normale per l'uomo fare una famiglia. È l'unico posto che funziona davvero, ed è l'unico sistema in cui, a differenza che nel resto delle situazioni, si fa il tifo perché vinca l'altro, dato che non è un gioco a somma zero – io vinco se tu perdi – ma è un gioco in cui il risultato è uguale per tutti, insieme.

 

Costanza Miriano, Obbedire è meglio. Le regole dalla compagnia dell’agnello

L'unione dell'uomo con la donna è segno che parla di Dio con forza

Il matrimonio costituisce in se stesso un Vangelo, una Buona Notizia per il mondo di oggi, in particolare per il mondo scristianizzato. L’unione dell’uomo e della donna, il loro diventare «un’unica carne» nella carità, nell’amore fecondo e indissolubile, è segno che parla di Dio con forza, con una eloquenza che ai nostri giorni è diventata maggiore, perché purtroppo, per diverse cause, il matrimonio, proprio nelle regioni di antica evangelizzazione, sta attraversando una crisi profonda. E non è un caso. Il matrimonio è legato alla fede, non in senso generico. 

 

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Il bene dell'altro

Attraverso l’amore, l’uomo e la donna sperimentano in modo nuovo, l’uno grazie all’altro, la grandezza e la bellezza della vita e del reale. Se ciò che sperimento non è una semplice illusione, se davvero voglio il bene dell’altro come via anche al mio bene, allora devo essere disposto a de-centrarmi, a mettermi al suo servizio, fino alla rinuncia a me stesso. La risposta alla questione sul senso dell’esperienza dell’amore passa quindi attraverso la purificazione e la guarigione del volere, richiesta dal bene stesso che si vuole all’altro. Ci si deve esercitare, allenare, anche correggere, perché quel bene possa veramente essere voluto. 

L’estasi iniziale si traduce così in pellegrinaggio, «esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Enc. Deus caritas est, 6)

 

Benedetto XVI, UDIENZA GENERALE,  07.11.2012


All'interno di una casa gli uomini sono tutti fratelli

Potrebbe sembrare strano, parlando della famiglia, usare il termine fraternità. È evidente che esso non potrà sostituire il rapporto generativo esistente tra genitori e figli: i figli mai potranno essere fratelli dei genitori e viceversa. Eppure noi siamo abituati ad affermare che tutti gli uomini sono fratelli, pur sapendo che essi hanno tra loro rapporti generativi che li differenziano. Quando, infatti, si passi dal fatto biologico-generativo a quello più profondo della realtà umana nelle sue componenti essenziali, si vede che tutti gli uomini sono uguali e hanno le identiche esigenze interiori.  

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La Famiglia, una chiamata alla santità

 

 

La storia di  Enrico e di Chiara è la storia di un matrimonio, perché questa è stata la via per la quale il Signore ha realizzato la santità di Chiara, non ci poteva essere Chiara senza Enrico e non ci può essere Enrico senza Chiara.

                 

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Chi ama la propria moglie ama se stesso

Il testo di S. Paolo nella Lettera agli Efesini (5, 2528) è di una chiarezza assoluta: Voi mariti amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata. Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso.

Non ci sono in questo testo delle semplici indicazioni circa il tipo di amore reciproco, ma c’è il richiamo ad un motivo molto più ampio: l’uomo deve sentire la responsabilità di essere Cristo.

Mettendo da parte i termini sociali, oggi indubbiamente assai diversi, resta sul piano della spiritualità l’invito all’uomo a sentire la propria funzione di essere Cristo nel senso immolativo della parola. Cristo ha donato se stesso per la Chiesa, perché questa fosse santa e immacolata, l’uomo deve immolare se stesso e non porsi in un rapporto egoistico, possessivo, di dominio. Egli deve immolare se stesso perché la propria sposa possa raggiungere lo splendore, la immacolatezza di cui si parla a proposito della Chiesa. L’uomo è in qualche modo simbolo di Cristo e la donna simbolo della Chiesa. Dall’unione della donna con l’uomo nascono i figli; dall’unione di Cristo con la Chiesa, sua Sposa, nasce il popolo di Dio. É una simbologia non semplicemente apparente ma profonda: i figli che nascono dalla Chiesa e da Cristo sono gli stessi che nascono dalla donna e dall’uomo santificati da una simile spiritualità. Quindi, giova ripeterlo, non semplicemente un simbolo, ma una unione profonda per cui quello che è un rapporto naturale diventa un rapporto spirituale che trova la sua completezza nella realtà ecclesiale.

Guglielmo Giaquinta


Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia

Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel matrimonio, siete invece un anello della catena di generazioni che Dio fa andare e venire e chiama al suo regno.

Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo, e ne diventate responsabili. 

Il sentimento del vostro amore appartiene a voi soli. Il matrimonio, invece, è un'investitura, un ufficio.

Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l'incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento della vita. E' il Matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d'ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.

 

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Famiglia e santità

La manifestazione del 20 giugno è passata. Qualche utile riflessione per il dopo:

Non è stato, e non voleva essere un “family day”; è fin troppo evidente che la Gerarchia ecclesiastica, e tanto più il mondo politico, sono del tutto estranei alla preparazione e alla organizzazione dell’evento. È stata un successo: la cifra del milione sparata dal palco sarà probabilmente da ridimensionare, secondo la Questura eravamo 400.000: un bel numero comunque, e poi, soprattutto, se eravamo in tre, ci andavamo in tre. 

Non è stata una manifestazione confessionale, ma una manifestazione politica, nel senso pieno della parola: aveva per oggetto il contrasto a tre disegni di legge. Se (almeno) quattrocentomila persone si muovono per dire la loro su una legge, fanno politica, anche in assenza di sigle di partito.

È stata un successo, ma come cittadini sarà bene mantenersi freddi e vigili: la strada è tuttora in salita, l’opera di disinformazione è massiccia e implacabile, il mondo politico, per dirla tutta, ha altro da pensare.

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Uomo

Non lasciare la tua donna sola; essa vive per te. Il sacramento dell’amore le ha presentato in te la trasparenza di Cristo e le ha indicato, quale modello per la sua fedeltà, quella della Chiesa.

I figli sono tuoi, la continuazione di te stesso, la tua speranza, il tuo certo domani. Non deluderli oggi, se non vuoi che anche essi, poi ti deludano.

La casa, non prigione, non claustro sopportato, amala come centro dei tuoi interessi ed evasione da quanto vuole bruciare i valori più autentici della tua anima. Nella tua casa ridi, soffri, ama, giacché Dio vuole vedervi riflesso l’amore della divina Trinità.

 

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Lavoro e senso della maternità

Affermare che noi siamo veramente liberi deve oggi considerarsi come una battuta spiritosa. Gli slogans, gli annunci pubblicitari, i martellamenti radio-televisivi, la violenza delle manifestazioni, prima ci stordiscono e poi ci convincono. Andare contro tali convinzioni "indotte" significa negare l’evidenza solare.

In questa situazione si trova chiunque oggi volesse fare una qualche obiezione, sia pur minima, circa il lavoro della donna. Trattando tale problema non si può infatti ignorare l’attuale esi­genza che ormai la donna ha del lavoro. Il lavoro extra familiare è divenuto, per la donna, un diritto e una conquista. Significa, infatti, aiuto alle esigenze economiche della casa, autosufficienza, indipendenza, attuazione piena della propria personalità...

Voler spendere una parola contro tale definitiva conquista significherebbe essere tacciati di antifemminismo e schiavismo femminile.

 

 

 

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Scelte definitive

E' necessario abituarsi all'idea del definitivo. Questo concetto tende a scomparire, anzi già quasi non esiste più, per cui si è portati ad accettare come normale il non definitivo. Tale è visto il matrimonio, tale la consacrazione. Non si parla più di scelte definitive, ma di esperienze cui si sa di poter poi dare una alternativa. 

Guglielmo Giaquinta

5 divorzi

Quasi tutto ciò che una volta il matrimonio univa è stato separato come risultato della rivoluzione sessuale. Consideriamo qualcuna delle conseguenze.

 

Rickard Newman

 

I 5 modi in cui la rivoluzione sessuale ci ha fatto “divorziare” l'uno dall'altro


A settembre, fino a due milioni di persone sono attesi a Philadelphia per celebrare la tradizionale riunione delle famiglie con papa Francesco in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie. Appena un paio di mesi prima di quell'evento, la Corte Suprema potrebbe stabilire che il “matrimonio omosessuale” sia un diritto costituzionale.

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Il Papa della famiglia

Antologia del magistero di San Giovanni Paolo II sulla famiglia, a dieci anni dalla sua morte.

Lorenzo Bertocchi

02/04/2015

 

Non dimentichiamo che sono proprio i santi che mandano avanti e fanno crescere la Chiesa. ...

In questo servizio al Popolo di Dio, san Giovanni Paolo II è stato il Papa della famiglia. Così lui stesso, una volta, disse che avrebbe voluto essere ricordato, come il Papa della famiglia. Mi piace sottolinearlo mentre stiamo vivendo un cammino sinodale sulla famiglia e con le famiglie, un cammino che sicuramente dal Cielo lui accompagna e sostiene.

papa Francesco

dall'omelia nella Santa Messa e canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II  

II Domenica di Pasqua (o della Divina Misericordia), 27 aprile 2014

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Il legame tra Chiesa e famiglia è sacro ed inviolabile

La Chiesa, come madre, non abbandona mai la famiglia, anche quando essa è avvilita, ferita e in tanti modi mortificata. Neppure quando cade nel peccato, oppure si allontana dalla Chiesa; sempre farà di tutto per cercare di curarla e di guarirla, di invitarla a conversione e di riconciliarla con il Signore.


 PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE

25 marzo 2015

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Santità comunitaria nella famiglia

Il sacramento del matrimonio, segno e sostanza dell’intimità tra gli sposi e di questi con Dio, rende sacra la relazione umana aprendola alla dimensione soprannaturale. Vivere fino in fondo la risposta a questa vocazione d’amore è vivere l’anelito alla santità.


1. Dio ci crea in relazione

2. Essere intimità

3. Scegliere di amare, rimanere nell’alleanza

4. Santità come intimità con Dio

5. La spiritualità del matrimonio cristiano, segno visibile dell’ Amore.

6. L’amore generativo, una comunità di intimi

7. La Chiesa Sposa, comunità di intimi con l’Intimità

                                                                                            G. e P. Assenza                                                                                 

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